Keynotes

Prof. Michele Rak

Prof. Michele Rak

Title

Saltare la carta, consentire l'accesso, disegnare gli scenari. Digital humanities: la pianura digitale verso il patrimonio comune europeo


Abstract

I paesi membri tendono a conferire al loro patrimonio un valore identitario. L'immagine del patrimonio è diversa tra gli stati membri europei ed è diversa tra le comunità che li abitano. Parte delle Università, accorciando i tempi e la qualità delle prove, ha di fatto eliminato la saggistica. I linguaggi digitali sono in grado di ripristinare la circolazione della saggistica e facilitare l'accesso a un patrimonio comune. I processi di digitazione interessano tutti gli aspetti del patrimonio con la formula del facile accesso, dell’incremento della circolazione e dell'acquisizione dei testi e delle immagini degli oggetti/merci.

Biography

Già Professore Ordinario dell'Università di Siena, ha insegnato Sociologia della letteratura presso l'Università di Napoli (1965-1985), Letteratura italiana presso l'Università di Palermo(1985-1989). Ha tenuto la cattedra di Storia della critica e della storiografia letteraria dal 1989 presso l'Università di Siena e di Sociologia dell'arte e della letteratura (Facoltà di Lettere di Arezzo). Ha studiato gli insiemi testuali della devozione, della comunicazione politica nella città moderna (le feste), i generi (dalla storia della filosofia al romanzo rosa), la genesi del racconto fiabesco nella cultura europea della prima modernità, le dinamiche dei rapporti tra canone e cultura subalterna nel genere della fiaba barocca, i processi storici di affermazione della lingua letteraria napoletana nella cultura europea dal barocco al contemporaneo, il ruolo dei linguaggi d'arte nella rappresentazione sociale e nella sollecitazione del mutamento, il rapporto tra istituzioni culturali e linguaggio politico a Napoli nel Seicento. Dal 9 febbraio 2012 è stato nominato dal Parlamento Europeo uno dei 13 esperti per il marchio del patrimonio culturale europeo (European panel for the "European Heritage Label").

Keynotes

Prof. Paola Buzi

Prof. Paola Buzi

Università di Roma La Sapienza

Title

Oltre i tradizionali confini disciplinari. Archeologia, filologia, codicologia e informatica umanistica: quattro discipline in dialogo per la realizzazione di un atlante digitale della letteratura copta. L'esperienza della gestione del progetto ERC 'PAThs'


Abstract

Il progetto ‘PAThs’ (dal copto ⲣⲁⲧ = “tracce”, “impronte”) mira a produrre un’efficace rappresentazione diacronica della geografia della produzione letteraria in lingua copta, ovvero del corpus di opere, quasi esclusivamente di contenuto religioso, prodotto in Egitto tra il III e l’XI secolo. Il progetto si basa su un approccio originale e multidisciplinare, combinando, per la prima volta in questo campo, filologia, codicologia, archeologia e digital humanities, allo scopo di esplorare i processi di produzione, copia, uso, diffusione e conservazione delle opere copte, in relazione ai contesti geografico-archeologici d’origine sia dei testi che dei relativi supporti scrittorî.
Analizzando testi e contesti, paratesti (titoli e colofoni) e livelli linguistici (stile, dialetti), i prodotti letterari verranno connessi non solo ai luoghi in cui sono stati copiati ma anche ai singoli ambienti intellettuali responsabili della loro creazione.
Nell'ambito di una tradizione manoscritta che offre i più antichi testimoni dell'uso del codice verranno isolati orientamenti culturali e gusti letterari di specifiche aree dell’Egitto ed emergeranno cambiamenti nella manifattura del codice.
Al termine del progetto verrà prodotto un esaustivo atlante digitale dell'Egitto tardoantico e altomedievale, basato su strumenti interattivi, flessibili e versatili, che permetteranno una dettagliata e mirata ricerca, nonché la correlazione di dati cronologici, regionali e tematici.
Tutto ciò illustrerà il rapporto tra insediamenti (sulla base della documentazione archeologica) e produzione intellettuale (sulla base dei manoscritti), e fornirà una nuova prospettiva della diffusione della letteratura e della tradizione manoscritta copta.
Un portale integrerà l'atlante con vari sotto-prodotti, consistenti in banche dati che raccolgono informazioni su autori, opere, manoscritti e siti archeologici.

L'intervento ha lo scopo di illustrare le riflessioni teoriche e le scelte metodologiche che sono alla base di tale progetto.

Biography

Paola Buzi è Professore Ordinario di Egittologia e Civiltà Copta presso la Sapienza Università di Roma. Laureatasi presso lo stesso ateneo nel 1995 - dove ha studiato Egittologia con Alessandro Roccati e Lingua e letteratura copta con Tito Orlandi - ha conseguito nel 2002 il dottorato di Ricerca in Egittologia. Per cinque anni ha poi lavorato presso il Dipartimento di Archeologia dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna in qualità di assegnista di ricerca. Da gennaio a ottobre 2010 ha lavorato presso la Universität Hamburg, su incarico dell'Akademie der Wissenschaften zu Göttingen, allo scopo di catalogare i manoscritti copti conservati in Germania. Dal 1 novembre 2010 al 31 gennaio 2017 è stata Ricercatore a tempo indeterminato. Agli interessi di tipo storico-letterario e codicologico unisce da sempre quelli per la ricerca archeologica, egittologica e coptologica. Ha partecipato a numerosi scavi in Italia e in Egitto. Dal 2008 è condirettore della Missione Archeologica dell'ateneo bolognese e della Sapienza a Bakchias (Fayyum, Egitto) e dal 2014 è anche vice-direttore della missione archeologica a Manqabad (Assyut, Egitto) diretta da Rosanna Pirelli (Università di Napoli "L'Orientale").
È membro dell’Academia Ambrosiana (Classe di Scienze Africane), dell’Academia Europaea e del board dell'International Association of Coptic Studies (IACS).
È Senior Research Fellow della Scuola Superiore di Studi Avanzati della Sapienza Università di Roma. È collaboratore scientifico del Corpus dei Manoscritti Copti Letterari (CMCL), impresa diretta da Tito Orlandi. Attualmente dirige il progetto ERC Advanced Grant "PAThs - Tracking Papyrus and Parchment Paths: An Archaeological Atlas of Coptic Literature. Literary Texts in their Geographical Context: Production, Copying, Usage, Dissemination and Storage" con sede press oil Dip. di Storia Culture Religioni della Sapienza.

Prof. Riccardo Pozzo

Prof. Riccardo Pozzo

Università di Verona

Title

What is cultural innovation? How do we measure it?


Abstract

'Social and Cultural Innovation' is a syntagma that is receiving increased usage among researchers, when it was chosen by the European Strategy Forum Research Infrastructures (2016) for the name of the working group that deals with research infrastructures primarily connected with Social Sciences and the Humanities. Innovation refers to the creation of new products and services by bringing a new idea to the market. Economic growth turns on infrastructures, which provide access to services and knowledge, e.g. by overcoming the digital divide. Globalization has made it clear that a most urgent objective is to work out policies of social and cultural innovation to the advantage of citizens – policies that aim at achieving changes in the regulatory environment that make societies both inclusive and reflective. The Faro Framework Convention on the Value of Cultural Heritage for Society of UNESCO (2007) encourages reflection on the role of citizens in the process of defining, creating, and managing a cultural environment in which communities evolve. The notions of inclusion and reflection are inspired by philosophical ideas referring to the role of deliberative communication of citizens in a modern public sphere aiming at mutual understanding. Jürgen Habermas (1973) has applied to society what G.W.F. Hegel had elaborated as the passage from the surface of being to the ground of essence, a passage that takes place, literally, by reflecting into the thing – like reflected light that illuminates something previously invisible, or creates a pattern not previously existing. It is now time to examine the implications of innovation for redefining the ways in which the Humanities have been envisioned, particularly to visualize the various ways in which philosophy engage with cultural processes in the past, present, and future.
'Social innovation' aims to directly address unmet social needs in new ways by developing or enhancing new products and services through the direct engagement of the people who need and use them, typically through a bottom-up process. It takes place when a new product or service answers positively to the following three questions: (1) Does it solve the problem? (2) Does it have a fair cost? (3) Is it universally accepted? An example of social innovation is the regional healthcare card of the Lombardy region in Italy. It was introduced in 1999 as a pioneer endeavour. It solved the problem of providing access to data; not only did it cost right, but it enabled substantial savings; and it was accepted without major opposition.
'Cultural innovation' sounds like an oxymoron, no doubt. It is not, though. It is something real that tops up social and technological innovation. In fact, integration requires spaces of exchange in which citizens engage in the process of sharing their experiences while appropriating common goods content. We are talking of public spaces such as libraries, museums, science centres, but also of any place in which co-creation activities may occur. At this level, social innovation becomes reflective and generates cultural innovation. Insisting on reflexivity helps to raise awareness for the importance of framing issues around engaging with science and society, identifying problems and defining solutions.
How can we measure 'cultural innovation'? The answer is, as a result of co-creation. Items of cultural innovation are: content providers such as museums, science centres and libraries, as well as processes triggered by issues such as cosmopolitanism, inclusiveness, mobility, migration, heritage and creativity. Measuring the impact is fundamental to improve societal acceptance of public investment in culture, because these measurements may provide a basis for aligning research and innovation with the values, needs and expectations of society. Yet, an accepted methodology is still lacking. The objective of this paper is to develop and test a methodology to measure the impact of technology transfer from basic research to industry application and its cultural and socio-economic effects.

Biography

Riccardo Pozzo è un filosofo e storico della filosofia italiano. Laureatosi in filosofia all'Università Statale di Milano nel 1983, è stato allievo di Mario Dal Pra, Wilhelm Risse e Norbert Hinske. Riceve il dottorato nel 1988 all'Universität des Saarlandes e la libera docenza nel 1995 all'Università di Treviri. Nel 1996 è nominato professore di "Kant and Hegel" alla Catholic University of America a Washington. Nel 2002 si trasferisce alla cattedra di Storia della filosofia dell'Università di Verona. Nel 2009 succede a Tullio Gregory alla direzione dell'Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee - CNR a Roma. Nel 2012 diventa direttore del Dipartimento Scienze Umane e sociali - Patrimonio Culturale - CNR.
Nel 2008 diventa ambasciatore scientifico per l'Italia della Alexander von Humboldt-Stiftung e viene eletto nel comitato direttivo della Fédération Internationale des Sociétés de Philosophie, dove rappresenta la Società Filosofica Italiana. Nel 2012 entra nel Core Group dello Standing Committee for Humanities della European Science Foundation. Nel 2012 viene eletto all'Institut International de Philosophie.
Storico della filosofia e autore di ricerche sull'aristotelismo, la logica dal Rinascimento a Kant e Hegel, la filosofia del XX secolo, la storia delle idee e la storia delle università.
Ha lavorato in prospettiva interculturale per la FISP e in prospettiva interdisciplinare per l'Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee occupandosi del ruolo svolto dalla storia della terminologia di cultura per la formazione dell'identità intellettuale europea. L'oggetto della filosofia sono i testi, e l'ambito “intellettuale” è il linguaggio, con la conseguenza che di quest'ambito più ampio la storia della filosofia non è più il modello, come voleva l'idealismo, ma solo una provincia. L'obiettivo è creare strumenti per una più rigorosa lettura storica dei testi filosofici e documenti del costituirsi del patrimonio della cultura europea. Specifica caratteristica dell'ILIESI è il ricorso a metodologie informatiche per la documentazione e il trattamento dei dati linguistici e testuali in francese, greco antico, inglese, italiano, latino, spagnolo e tedesco per produrre studi e testi critici, banche dati terminologiche, spogli lessicali, concordanze e lessici d'autore o di un'epoca.

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